Pubblicato da: miclischi | 1 gennaio 2010

Ali Smith in prima persona

Scrisse una volta Antonio Tabucchi che sedersi in un bar e ascoltare quel che succede intorno, quel che si dicono le persone, fornisce infiniti spunti di scrittura. Ali Smith, scrittrice scozzese classe 1962, attinge a piene mani da piccoli episodi, dialoghi, situazioni, solo che si guarda bene dal tenersene alla larga con discrezione. Anzi, partecipa sempre e prende parte attiva. E da lì parte con le sue divagazioni.

Esordì nel 1995 con la sua raccolta di fulminanti racconti Free love and other stories e da allora ha sempre prediletto il genere della short story. Quando si affacciò sul mercato italiano i suoi agenti si peritarono a lanciare una nuova autrice con un libro di racconti (pare che i racconti non funzionino bene in questi casi) e attesero l’annunciato romanzo. Ma Ali Smith giocò un brutto scherzo ai suoi agenti e anche ai suoi lettori: inebriata dal successo della sua opera prima pubblicò due anni dopo un romanzo contorto e astruso, a dirla tutta non ben riuscito –  Like – per di più abbastanza intraducibile. Finalmente, dopo un’altra raccolta di racconti,  ecco nel 2001 il secondo romanzo, stavolta un lavoro fantastico che arrivò in finale per il Booker Prize: Hotel World. Secondo gli intenti già preannunciati, arrivò quindi anche la versione italiana del romanzo, seguita dalla seconda raccolta di racconti, Other Stories and Other Stories, il tutto da Minimum Fax. Anche Feltrinelli è partita con un romanzo, The Accidental, tradotto come Voci fuori campo nel 2005, ma ha poi finalmente ripubblicato la prima raccolta di racconti, lasciando il titolo originario: Free love.

Dopo altre vicende letterarie, Ali Smith torna ai racconti con The First Person and Other Stories del 2008. Il primo racconto inizia proprio con una conversazione udita in un bar. Ma da quello spunto nasce una vera e propria apologia del racconto (ninfa sinuosa) in confronto al romanzo (vecchia bagascia sfatta). Ruotano proprio intorno al tema della scrittura e del ruolo dei personaggi, questi lavori della Smith (tre dei racconti si intitolano La prima persona, La seconda persona e La terza persona). C’è poi una ben riuscita analisi delle tematiche esplorate dal Fidelio di Beethoven che si intrecciano con quelle di Porgy and Bess di Gershwin (Fidelio and Bess), poi storie di ordinaria ineluttabilità, storie di bar e di supermercati, d’amore e di follia. Sempre con questa originalissima capacità di drammatizzaione di episodi apparentemente insulsi, fino all’apoteosi dell’ultima storia, The first person, altissimamente cinematografica e fantastica, sul rapporto fra realtà e immaginazione nelle storie d’amore.

Per la cronaca 1: Qui c’è un’intervista a Ali Smith del 2006, in occasione della prima di un suo spettacolo teatrale. L’intervista parte dall’ultimo lavoro per poi soffermarsi su tutta la carriera della Smith.

Per la cronaca 2: La personalissima Top Ten di Ali Smith si trova qui.

Per la cronaca 3: Ecco le pagine di Wikipedia dedicate a Ali Smith: quella Britannica e quella Italiana

Per la cronaca 4: Ali Smith soffre di Sindrome da Fatica Cronica.

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Responses

  1. poi non me lo hai mai regalato un suo libro…


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