Pubblicato da: miclischi | 5 dicembre 2009

“Invisible” di Paul Auster: esercizi di stile

Invisible è il titolo di uno dei brani di Alison Moyet nell’album del 1984 Alf . Canta l’invisibilità di chi si sente invisibile, non notato, non considerato. Qui c’è il testo.

Non così distante come tematica di fondo, Invisible è anche il titolo di un romanzo di Paul Auster, pubblicato nel 2009.

Auster scrive efficacissimi romanzi con grande abilità di scrittura e di narrazione, che si rifanno a due filoni principali: le storie che si sviluppano in paesaggi urbani, per lo più newyorkesi, e quelle che si snodano in complessi paesaggi umani, mentali. Invisibile fa parte di questo secondo filone.

Promette bene, anzi benissimo questo romanzo invisibile. Intanto spiattella fin dalla prima pagina un riferimento all’Inferno di Dante, riguardo a quel Bertram dal Bornio che nel canto XXVIII Di sé facea a sé stesso lucerna e forniva una chiara e inequivocabile definizione di contrappasso. Incalza con riferimenti alla narrativa e alla poesia classica e contemporanea, ai temi della traduzione, della recensione, della composizione poetica. Poi, nell’avanzare con la lettura, ecco già a pagina 5 la parolina magica: invisible. Intrigante, intrigante. Poi si scopre che, con la consueta perizia di carpentiere letterario, Auster costruisce storie dentro le storie e libri dentro ai libri. Tanto per dirne una, il primo capitolo è scritto in prima persona, il secondo in seconda e il terzo in terza (e il protagonista, naturalmente è sempre lo stesso).

Auster riesce, come sempre, a catturare il lettore, a fargli vivere le angosce dei personaggi, o le gioie, o le insicurezze (non ha forse, in tutte le sue fotografie, uno sguardo da ipnotista?). E si prende la libertà di descrivere l’effetto dei suoi libri sui lettori, mascherandolo come l’influenza che il protagonista esercita su uno dei personaggi femminili della storia, Cécile: …their friendship must have opened up something in her that altered her perception of herself…

Tante buone promesse, poche mantenute. Questo pur notevolissimo lavoro risulta un esasperato esercizio di stile che lascia alla fine abbastanza insoddisfatti. Spossati e insoddisfatti. Infatti le storie perdono progressivamente di lucidità, i personaggi di plausibilità. Come se da un certo punto in poi l’autore avesse perso il filo, la vena creativa, l’interesse per le vite complicate dei suoi personaggi. Come se dopo l’inizio grandioso non riuscisse più a trovare una chiusa altrettanto grandiosa.

Che tutto questo sforzo sia stato fatto solo per riuscire a parlare liberamente di sesso? Più liberamente del solito? E anche di incesto? Di sesso sporco, sesso vero, senza veli, senza giri di parole? Anche Woody Allen, a un certo punto della sua carriera artistica, ha sentito il bisogno di parlare esplicitamente di sesso. Non è detto tuttavia – così pare dai risultati del narratore come del regista – che questi sfoghi di sessualità letterariamente repressa possano automaticamente produrre capolavori.

Dal grande Auster, che davvero con alcuni dei suoi libri (uno fra tutti: The Book of Illusions) ha cambiato la percezione di se stesso in più di un lettore, ci si aspettava di più. Pazienza, sarà per la prossima volta.

Per la cronaca 1: L’edizione qui citata è la prima edizione pubblicata da Henry Holt and Co. Di New York. In Italia il libro è pubblicato da Einaudi. Qui c’è la scheda IBS, con una succinta e alquanto inadeguata sintesi della trama.

Per la cronaca 2: La parola invisible, dopo la sua ammiccante comparsa a pagina 5, la ritroviamo alle pagine 83, 89 e 250.

Per la cronaca 3: E’ famoso, Auster, giustamente famoso, anche per piazzare in alcuni luoghi-chiave dei suoi romanzi, delle frasi ad alta concentrazione di significatività. Tanto famoso che qui c’è una raccolta di suoi aforismi. In questo romanzo la palma va a questa frase: For the sad fact remains: there is far more poetry in the world than justice.

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Responses

  1. […] piace, a volte meno. Insomma così è e così forse dev’essere. Ma certo, dopo il calo di Invisible si aspettava una risalita sulla china della grande narrazione, delle storie coinvolgenti e […]


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