Pubblicato da: miclischi | 27 ottobre 2009

La tazzina della contessa

chaloner woods- accidental spllageUna famiglia cagliaritana già nobile e straricca che si sgretola come le facciate del suo palazzo. Tre sorelle che arrancano nelle memorie dei fasti di un tempo. Eppure calate nel presente e nelle sue angustie.

C’è spazio anche per gli amori, le delusioni, le gelosie, le manie e i sogni, nella quotidianità di questa triade di sorelle che – nell’ultima storia di Milena Agus – vivono la propria esistenza quasi solo fra le mura vacillanti dell’antico palazzo. Quasi tutto venduto ad “altri”, con lo scodellame di pregio, con la pregiata mobilia e con il passaporto per la dignità e rispettabilità che un tempo garantivano.

Già, il vasellame. Un altro personaggio importante, come testimoniato dalla fotografia di Marco Desogus alla fine del libro; e come sottolineato dalla tragedia della rottura di una tazzina (tema ripreso nella copertina). Del vasellame di famiglia si parla già fin dal primo paragrafo del libro, un filo conduttore che non si spezza mai, neanche con la fortissima scena della distruzione del capitolo 17.

cover_agus_ricotta_webLe contesse decadute si innamorano, si ammalano, se la prendono con la malasorte, ma anche ridono e scherzano. Queste pagine della Agus scorrono via veloci con estrema piacevolezza di lettura. Come affacciandoci dietro il sipario delle vite private delle tre sorelle, la Agus ci fa vedere un pezzetto della loro quotidianità. Narrazione felicissima ed animata, come già registrato in Mal di pietre, da improvvisi lampi di imprevisto. Quindi, di sicuro, un libro da consigliare.

Però. Una volta aperto il sipario, dopo aver dato una sbirciatina, lo si riaccosta e ci si riallontana. Tutto qui. Non c’è una chiusa propriamente detta, non si sa “come va a finire”. Non c’è un sipario che cala, ma solo uno che viene riaccostato. Che succede, che succederà nella vita dei tre personaggi (quattro, giacché la zeracca è parte integrante della famiglia)? Non è dato sapere. Solo un velato, velatissimo messaggio di cauto ottimismo del tipo “tutto si aggiusterà”. Forse dalla potenza narrativa dell’autrice ci si aspettava qualcosa di più convincente. Notevolissima, tuttavia, l’ultima frase del libro: E anche volare e poi atterrare e centrare la pista senza sfracellarsi, deve essere una gran bella soddisfazione.

Per la cronaca 1: La copertina di Dario Zannier rielabora una foto di Chaloner Woods (Accidental spillage). Questo fotografo, di cui si trova un ampio catalogo sul sito Getty Images, ha raffigurato soprattutto immagini tipiche delle riviste femminili anni ’40 e ’50, ma non ha disdegnato il nudo.

Per la cronaca 2: Il libro è stato presentato al programma Farhenheit si Radio 3 il 6 ottobre 2009. Qui è possibile leggere una breve recensione ed ascoltare l’intervista radiofonica (straordinaria) a Milena Agus.

Per la cronaca 3: Che c’entra la ricotta? Contessa di ricotta è il soprannome dato  a una delle tre sorelle fin da bambina, quando le cadeva tutto di mano (mani di ricotta – manine di fata, si direbbe da questa parte del Tirreno). Ma fa la sua comparsa anche un dolce di ricotta, a un certo punto. Estremo simbolo dell’effimero e della caducità delle cose (il dolce che si affloscia dopo un brevissimo momento di gloria).

Per la cronaca 4: Sul sito della casa editrice è possibile leggere le prime pagine del libro in formato pdf.

Milena Agus – La contessa di ricotta. Edizioni Nottetempo, Roma 2009. 136 pagine, 13,50 Euro.


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Responses

  1. ma manine di fata non era riferito ad qualcuno che con le mani sapeva fare magie, tipo, che so, fare rammendi invisibili?


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