Pubblicato da: miclischi | 19 ottobre 2009

Aspettando il terzo Malvaldi

Jack VettrianoJack Vettriano è un pittore scozzese di successo. In realtà si chiamava in un altro modo, ma quando ha iniziato ad assaggiare la notorietà  ha optato per un cognome che rivelasse le origini italiane della madre.  Esponente di spicco della corrente neo-gamena, dipinge con stile fotografico scene di varia umanità e ovvietà – soprattutto fìe – ammantandole con tocchi d’artista un po’ ruffiani e che certamente riscuotono molto successo. Vedere le gallerie del suo sito per credere.

Però, se si prova a immaginare un dipinto che rappresenti a dovere quelle calme e solitarie ma ancora calde e soleggiate giornate di fine estate sul lungomare, con un silenzio quasi irreale che testimonia dell’ormai seddiovole passata stagione delle bolge urlanti, ecco, allora il lavoro di Vettriano dal titolo Sweet Bird Of Youth (Study) è proprio il suo. E bene fece la casa editrice Sellerio a incastonarlo nel profondo blu della collana La memoria per la copertina del primo libro di Marco Malvaldi, La briscola in cinque.
briscola in cinqueUna prosa freschissima, una lettura svelta e piacevolissima, a tratti entusiasmante; un uso dosato e molto intelligente delle espressioni dialettali (in questo ricorda il miglior Guantini), un grande potere video-evocativo che produce immagini di vividissimo realismo e infine, non ultimo, l’uso accorto ed efficacissimo dei gap generazionali. Sono difatti loro, gli Omìni con l’accento sulla “i”, i veri protagonisti dei romanzi del Malvaldi. Gli anziani o anzianissimi occupanti dei tavolini dei bar, quelli che passano le giornate a vociare, commentare, giocare a carte, ma soprattutto ad assicurarsi di sapere sempre benebene i fatti di tutti. Gli omìni del Malvaldi occupano i tavolini del BarLume, il cui proprietario è il nipote di uno della combriccola. La barista pupporona completa il quadro. Intorno al bar scorre placida l’esistenza del luogo di fantasia
Pineta, paesino collocabile sul litorale pisano, ma lì vengono a incagliarsi i casi giudiziari che il commissario locale non riesce a sbrogliare. Per questo Massimo, il barrista, diventa il risolutore dei casi, il consigliere del commissario, ma soprattutto la principale fonte di notizie e dicerie per la combriccola degli anzianissimi habitué del bar.

gioco tre carteNon è dato di sapere come mai, dopo la brillante scelta copertinistica per il primo romanzo del Malvaldi, l’editore Sellerio abbia scelto per il secondo un anonimo “Manifesto pubblicitario, 1923”. Una cocente delusione, dopo la brillantissima scelta del primo libro. Ma tant’è. Il gioco delle tre carte si svlolge sullo stesso set. Stesso Bar, stessi omìni, stesso barrista e stesso commissario. Storie giapponesi di crimini congressuali e ingiustizie universitarie, indovinatissima caratterizzazione dei personaggi, immedesimazione sempre più forte con il protagonista Massimo. Una nuova gioia libriaria. Però. Perde un po’ di smalto, la narrazione, seguendo pedissequamente il cammino usuale degli esordienti. Questo cammino prevede tre passi quasi obbligati: 1) vediamo se so scrivere bene; 2) siccome ho scoperto che so scrivere bene e mi hanno anche pubblicato, ora scrivo un po’ come mi pare; 3) va bene secrivere come mi pare, ma forse è più bello se i miei libri se li godono tutti e non soprattutto io. Ecco perché, con la giusta dose di anzia con la “z”, si aspetta l’annunciato terzo romanzo della serie. Se la regola dei tre passi non sarà disattesa, sarà certamente il più bello dei tre. E se si vuole proprio esagerare nell’ottimismo, sarà quello che darà l’avvio a una saga meravigliosa che si auspica lunghissima.

Forza, Malvaldi, non farci aspettare troppo!

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Responses

  1. mmm io lessi il primo e non mi entusiasmò. Certo si fa leggere, è divertente, scorre etc etc però… boh… Altri gialli mi sono piaciuti di più, ecco.

  2. […] la cronaca 2: Dei primi due romanzi del Malvaldi si era parlato qui, tempo […]


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