Pubblicato da: miclischi | 6 ottobre 2009

Dalla dinamite alla vela

0 peanut 1Che cosa può avere di interessante una lettera spedita da un funzionario della Reale Ambasciata di Norvegia di Pretoria (Repubblica del Sudafrica) a un oscuro velista di Nashville, Tennessee? Perché è stata pubblicata su internet?

Quella lettera fu inviata nel novembre del 2000 dall’Ing. Per O. Grimstad al Sig. David Yarian di Nashville su sollecitazione del Museo Navale di Oslo. Il Sig. Yarian infatti stava facendo delle ricerche per risalire alle origini di una barchetta a vela di cui era entrato in possesso, e l’Ing. Grimstad, localizzato da un solerte funzionario del museo, si dilunga con un velo di commozione a ricordare i bei tempi in cui partecipò all’ambizioso progetto di produzione in massa della Combi-Jolle, una barchetta a vela in compensato marino pressato lunga tre metri. Vela aurica azzurro vivo e un curioso simbolo velico: una nocciolina (da cui la denominazione anglofona Peanut-Dinghy). Una storia davvero appassionante per gli amanti della storia della nautica e per i patiti della vela e del mare.

a peanut 2Ma anche una curiosa storia di riconversione industriale. Nella piccola località di Sætre, vicino a Oslo, c’era una volta la fabbrica di dinamite di Alfred Nobel (quello del premio). Passò poi di mano alla DYNO, altra ditta produttrice norvegese di dinamite. All’inizio degli anni ’60 l’azienda decise di trasferire la produzione in un altro impianto, ma si pose il problema di che cosa fare della fabbrica di Sætre, considerando la dipendenza della popolazione locale da quell’industria (Grimstad si sofferma ad osservare che questo tipo di preoccupazioni da parte degli imprenditori erano forse più comuni a quei tempi di quanto non siano oggi).

La Compagnia pubblicò un’inserzione sui giornali per cercare candidati che proponessero valide alternative. Si fece avanti un norvegese-americano che aveva bell’e pronto il processo  per la produzione di piccole barche a vela, di cui aveva acquisito i diritti. E così la fabbrica fu riconvertita in cantiere navale. La produzione raggiunse rapidamente le 60-80 unità al giorno, ma ben presto ci si accorse che gli aspetti logistici e di marketing non erano stati studiati a fondo: la stradina di accesso alla fabbrica non permetteva il transito che di camioncini, e le prospettive di facili smerci sul mercato americano si rivelarono una bufala. Grimstad riferisce che all’inizio degli anni ’60 la penisola di Sætre era satura di Combi-Jolle, ma l’atteso boom nella commercializzazione estera non decollò mai per cui, nei ricordi del diretto interessato, la produzione cessò all’incirca dopo un anno dall’inizio dell’operazione.

enez vaz san rossore 1986-2Eppure qualche esemplare della barca-nocciolina deve esserci arrivata, in America, se il Sig. Yarian ne possiede una nel Tennessee! Il pretesto del sito web da lui creato (con tanto di domino registrato) sarebbe che la barchetta è in vendita (il prezzo: 5.000 dollari – anche se preso dall’entusiasmo per qualche settimana lo aveva alzato fino a 10.000). Il fatto è che dalle foto pubblicate, dall’amore che traspare per questi pochi metri quadri di compensato e di vela, dallo scrupolo con cui ha registrato con il GPS una escursione in una laguna costiera della Florida, si capisce che quella barchetta il Sig. Yarian non la venderà mai. Peccato, però, che non risponda neanche alle mail!

Si era pensato di lanciare una specie di ricerca a scala planetaria per mappare la distribuzione delle Combi-Jolle nel mondo…

Già, perché per cause imprecisate ne è approdata negli anni ’70 anche una a Marina di Pisa. IMG_5000E’ un po’ malandata per aver passato troppo tempo all’aperto, ma “funziona sempre” e continua a dare le sue soddisfazioni. E chissà se e quante ce ne sono sparpagliate per i mari (non solo nordici) del mondo!

Chi ne sa qualcosa si faccia vivo! Si potrebbe dar vita a qualcosa di simile a quanto stanno facendo i pivieristi con l’inventario degli esemplari tuttora naviganti di quel modello di barca.

Tanto per cominciare, qualche foto di queste barchine sparse nel mondo si trova qui.

Photo by Tsaramaso

Photo by Tsaramaso

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Responses

  1. cioè la tua barchetta da poco rimessa in acqua è una peanut-dinghy?

  2. Precisely!

  3. romanzi di mare!!!
    wow!!!
    non vedo l’ora di farmici portare!
    in cambio io baratto una sacchettata di noccioline sudamericanedoc!

  4. La stessa barchetta l’ho comprata anch’io qualche mese fa! Curioso sapere che ce ne è una a Marina di Pisa: io sono/ero di Firenze, e faccio ancora le vacanze vicino a Livorno.
    La mia barca è ora nei dintorni di Vienna, dove abito.
    Costruita dalla stessa fabbrica e identica, soltanto che i precedenti proprietari le hanno tolto la vela al terzo per metterci un albero più grosso, con randa e fiocco (molto piccoli). La mia poi non ha la deriva centrale, ma due derive laterali. Una deriva centrale non credo che ci sia mai stata, poiché si vedrebbe il segno sulla chiglia …

  5. […] di 128 pagine nel curioso formato landscape comincia con la storia dell’Azienda (curiosamente anche in questo caso tutto ebbe inizio da una fabbrica di esplosivi), la nascita della Ferrania, la collaborazione con […]

  6. Un’altra pagina sulla barchetta:
    http://fc.waringschool.org/~aboisvert/peanuts

    Bella la cartolina, dove la barchina è in compagnia di un Beetle Cat, un Dinghy Mirror, un Sunfish (dal quale fu copiata la Alpa-Skip):
    http://fc.waringschool.org/~aboisvert/0000E873-0118C703.2/peanutpostcard.jpg/

    Federico


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