Pubblicato da: miclischi | 25 settembre 2009

La poesia del Jazz nelle improvvisazioni di Geoff Dyer

but beautifulGeoff Dyer è un tipo onesto. Nella prefazione al suo libro But beautiful, a book about jazz confessa che nel corso della scrittura si è allontanato dai suoi propositi originari. Il potere evocativo del jazz (musica, personaggi, storie, fotografie) lo ha progressivamente trasportato verso l’universo onirico nel quale si mescolano e si confondono sogno e realtà, evocazione, finzione e improvvisazione.

La storia del Jazz e dei suoi personaggi (quelli evocati qui coprono un arco temporale che va da Lester Young a Charles Mingus e Art Pepper) è anche storia di percorsi estenuanti in macchina, di notte e con ogni tempo, giorno dopo giorno, lungo le strade infinite d’America. Alla ricerca del locale del prossimo concerto, giusto il tempo di una colazione al volo lungo la strada. Filo conduttore delle sette storie che si susseguono in questo libro sono le riflessioni, le evocazioni e gli spunti compositivi di Duke Ellington, sballottato in macchina in mezzo al nulla. Su questo filo conduttore si innestano sette storie di musicisti. Immaginifiche, oniriche, fantastiche. Quasi tutte, specialmente le ultime due, alquanto tormentate, eppure permeate di grande poesia.

Il narratore quasi mai esplicita da subito, facilmente, il protagonista della storia. Non scrive, all’inizio della storia “Tizio disse…” o “Tizio fece…”, bensì “Egli disse…” o “Egli fece…”. Chi sia tizio lo si scopre leggendo, vuoi per intuizione, vuoi perché alla fine il nome viene rivelato, quasi casualmente, inserendolo nel tessuto narrativo.

I sette personaggi, qui citati alla rinfusa per non rovinare il piacere della scoperta, sono: Charles Mingus, Thelonious Monk, Art Pepper, Lester Young, Ben Webster, Bud Powell e Chet Baker.

Milt Hinton's photograph of Ben Webster, Red Allen and Pee Wee

Henry "Red" Allen, Ben Webster e Pee Wee Russell foto di Milt Hinton da Bass Line

Della passione e competenza di Geoff Dyer nei confronti della fotografia si era già parlato qui. La fotografia, per ammissione dell’autore stesso, è stata la fonte ispratrice primaria delle sue storie. Ce ne fornisce un esempio eloquentissimo con la foto che apre il libro. Una fotografia senza didascalia, senza spiegazioni. Tre personaggi (2 neri e un bianco) seduti su un divanetto. Quello al centro legge il giornale. Nella quarta sezione del capitolo dedicato a Ben Webster quella fotografia si anima con gesti, atteggiamenti, sensazioni, suoni (anche una scorreggia) e diventa narrazione. Quella singola immagine dà vita a una pagina abbondante di narrazione che termna così: Pee Wee crossed and uncrossed his legs, Red hitched up his trousers – by now they were close to his knees. Tilting his porkpie hat further back on his head, Ben gave the order they’d all been waiting for: – Less see if we can get a drink someplace.

Geoff Dyer

Geoff Dyer

Il  ruolo essenziale della fotografia nella narrazione è esemplificato in modo magistrale nelle parole conclusive del capitolo dedicato a Chet Baker. Nel progressivo – quasi cinematografico – svanire del musicista permane tuttavia la sua immagine fotografica, per di più riflessa in uno specchio. Immagine riflessa di immagine fotografica pubblicata sulla copertina di un disco che contiene la musica incisa dal personaggio: una catena di immagini, suggestioni  e suoni articolati attraverso diversi media. Non per  niente Dyer era stato indicato su queste pagine come autore caleidoscopico…

E’ bello navigare in questa narrazione (talvolta in riuscitissimo stile paragrafico); viene voglia, alla fine del libro, di ripercorrerlo a zigzag, leggendo un brano qua e uno là, di storia in storia, di immagine in immagine, di sogno in sogno.

Geoff Dyer sembra dedicare un’attenzione maniacale alla scelta delle parole-chiave estratte dal libro per farne il titolo. Si era già notata questa abilità a proposito del suo The Ongoing Moment. Qui le due parole del titolo sono il commento e la sintesi di una struggente definizione del Blues (nel capitolo dedicato a Art Pepper). Due parole che, meglio di qualunque altra, riassumono, quasi in un gesto liberatorio, la ricchezza – ma anche il senso tragico – del blues, ed anche della narrazione di Geoff Dyer.

– All that hurt and pain, she said at last. But… but…

– But what?

– But… beautiful.

Per la cronaca 1: Il libro è stato tradotto in italiano con il titolo Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz. Instar edizioni.

Per la cronaca 2: Quasi per scusarsi per la deriva “fiction” che ha preso il suo originale intento di scrivere un saggio critico, l’autore presenta effettivamente in appendice un breve saggio. Rapidissimo excursus sulla storia del jazz e i suoi personaggi, fino ai giorni nostri. Dopo le emozioni poetiche suscitate dalle sette storie deli libro, però, questo testo risuta un po’ indigesto. Forse sarebbe meglio leggerlo a distanza di tempo. Utile e ben dettagliata la discografia e l’elencazione delle fonti di ispirazione delle sette storie di musicisti.

Per la cronaca 3: L’edizione statunitense del 1996 (facilmente reperibile su ibs) ha una copertina elaborata da Michael Ian Kaye. Sorprendente la similarità di impostazione grafica con i libri sul jazz di Livio Cerri degli anni ’50 del Novecento.


Responses

  1. Milt Hinton’s photograph of Ben Webster, Red Allen and Pee Wee

    ma anche nel libro è sbagliata così la didascalia?

  2. La didascalia non era sbagliata, solo che – semplicemente – non elencava i nomi nel canonico ordine “da sinistra a destra” e i nomi/nomignoli non erano completamente completi. La lettura del testo avrebbe comunque permesso di identificare i personaggi. De todas maneras, per rispetto al Maestro, ho aggiornato come da sue istruzioni.

  3. […] non è che abbia poi molto senso. Geoff Dyer ci aveva abituato a ben altro, con il suo libro di racconti sul Jazz e quello sulla fotografia. In questo romanzetto curiosamente edito e ipaginato c’è ben poco […]

  4. […] cantante richiama alla memoria le poche parole con cui Art Pepper, nella poetica rielaborazione di Geoff Dyer, definisce lo splendido strazio del […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: