Pubblicato da: miclischi | 7 giugno 2009

Camilleri intervista Galileo. Uno “spettacolo” non-teatrale.

CAMILLERILe agenzie annunciavano un grande evento teatrale a Pisa il 6 giugno 2009. Chissà dov’era, questo grande evento teatrale. A meno che non si ritenga che – by default – mettere insieme un famosissimo e bravissimo scrittore di gialli in semi-dialetto siciliano e un oscuro attore di provincia, farli ragionare di Galileo Galilei nella sua città natale nell’anno delle celebrazioni galileiane,  e farli introdurre da un preside di prestigiosa facoltà di lettere pisana, ma anch’egli siciliano, non debba costituire di per sé un grande evento teatrale.

Certamente si è divertito molto, Andrea Camilleri, a scrivere la sua Intervista a Galileo. Come succede a tanti, uno ha un’idea, la sviluppa, fa delle ricerche, trova fonti e citazioni, mette tutto insieme sotto forma di dialogo, con qualche incursione dello scienziato nella vita di oggi, e lo scrive. Magari lo pubblica anche, così qualcuno lo legge. Ma perché, poi, farcelo per forza vedere in teatro?

Anche il Prof. Alfonso Maurizio Iacono, di sicuro, ha provato molto piacere a scrivere il suo breve (neanche tanto) saggio Elogio del Cannocchiale  pieno zeppo di citazioni, rimandi, salti spazio-temporali, ed alte considerazioni filosofico-scientifiche. Forse potrebbe essere molto piacevole leggerlo, quel testo. Ma perché doverselo sorbire lunghissimamente come un caffè troppo caldo – peraltro in un teatro torrido – aspettando l’arrivo dello spettacolo – o presunto tale – vero e proprio? Chissà se un attore (o meglio, un bravo attore) sarebbe stato capace di rendere il saggio di Iacono quasi godibile… Lui c’è riuscito solo nella parte finale (complice il fatto che l’aveva preanunciata come tale?), leggendo in siciliano una novella di Camilleri di argomento cannocchialesco.

Roberto Scarpa di sicuro è stato contento di far la parte di Galileo, e contento forse soprattutto di stare sul palco con Camilleri, del quale ha curato il libro Le parole raccontate – Piccolo dizionario dei termini teatrali. Nel grande evento teatrale  si segnala soprattutto per sforzarsi di dare a Galileo un’aura di pisanità, parlando pisanaccio (lui poi, che è di Livorno…).

Quindi, bravo Camilleri, bella idea. Ma se la faceva circolare sulla carta stampata invece che in teatro forse sarebbe stato meglio. Ma un bravo anche al pubblico, che era forse venuto aspettandosi qualche gustosa camillerata di sapore montalbaniano, sperava di divertirsi ed entusiasmarsi; ma che non ha fatto una piega quando la serata si è inesorabilmente rivelata qualcosa di molto diverso. Bravo il pubblico che ha nascosto gli sbadigli, bravi quelli che, pur sedendo al margine della fila, hanno compostamente resistito e non se ne sono andati a metà; bravi tutti, che alla fine hanno applaudito e poi, ordinatamente, senza clamore, si sono avviati all’uscita.

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Responses

  1. a proposito della prima parte dell’intervista a Galileo con le fin troppo facili frecciatine all’università: una cosa curiosa – non è la prima volta che la noto – è che quando si scaricano valanghe di letame sui baroni universitari, sono essi i primi a spellarsi le mani con gli applausi!

  2. Condivido in pieno, sia quanto scritto da te, sia quanto scritto da Sandra! Il “grande evento teatrale” non poteva essere descritto meglio. Da lettrice di Camilleri mi aspettavo qualcosa di più..ce l’avrebbe potuta fare (?) ma – ahinoi! – non è andata così. La parte più piacevole della serata è stata la lettura del pezzettino del “cuntu” di Maruzza Musumeci, letto, anche se con un po’ di imbarazzo, dal professor Iacono! A lui un grazie, ma non mi sono goduta né Camilleri né il resto!

  3. Eh sì, c’era qualcosa che non andava. Peccato, perché l’idea dell’intervista, dell’andare avanti e indietro nel tempo è sempre interessante. Sembrava davvero non l’avessero provata prima. Secondo me, Camilleri avrebbe dovuto avere più spazio, l’intervista non doveva avvenire in un grande teatro che mette soggezione ma magari in uno spazio più intimo, e questo vale anche per Iacono, che per quanto mi stia simpatico lì sembrava totalmente spaesato e intimorito.
    Ma c’era un regista? Spero di no.


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