Pubblicato da: miclischi | 30 marzo 2009

Corpi dinoccolati e fango originario.

 

cardini-giovanniniDoppio programma sabato scorso, al Teatro nuovo di Pontedera, con uno spettacolo di danza e poi il nuovo spettacolo di Roberto Bacci. Passons sul fatto che per entrare in sala bisogna passare sotto la pioggia perché il geniale progettista non ha ipotizzato una tettoia; passons anche sul supplizio della luce cui devono sottostare gli spettatori nella sala piccola prima dell’inizio dello spettacolo (proiettori accecanti puntati spietatamente sulla platea). Insomma, un teatro imperfetto.

La danza si chiama Pausa Paradiso di Samuele Cardini e Marina Giovannini: due uomini e due donne che fluttuano ondeggiano si avvicinano e si allontanano in un vorticoso e coinvolgente movimento continuo, espressivo, a tratti divertente, rarissimamente noioso. Peccato per l’audio fastidiosissimo e incongruente. Uno sfoggio delle potenzialità del movimento.

 

mutando-riposa1Il lavoro del Bacci (Mutando riposa) comincia – male – con il programma di sala, una specie di scuse preventive allo spettatore per il lavoro che andrà a vedere. …è uno di quegli spettacoli che nascono quasi “loro malgrado”, che possono lievitare nella direzione di una loro organicità, di un loro senso, oppure restare frammenti staccati senza riuscire a diventare un’opera compiuta. Chi legge comincia a prepararsi all’idea che a lievitare saranno soprattutto i coglioni… E invece no. Non solo per la molto ben riuscita ambientazione scenica, non solo per la bravura (fisica e vocale) dei due attori (Savino Paparella e Tazio Torrini), ma anche perché il lavoro cattura, stuzzica, diverte, angoscia, insomma riesce nell’intento di stabilire un contatto con lo spettatore.

Due fratelli, Caino e Abele, la bella e la bestia, la natura e la sua dissipazione, l’antico e il moderno, la zolla primordiale e l’effimera pochezza del the. Insomma, tutto funziona, specialmente la redenzione spettacolarissima: prima tramite lo spogliarsi degli strati superflui, e poi con la rituale spalmatura del corpo nudo con il fango primordiale, anzi il fango originario di jaghiana memoria (Son scellerato / perché son uomo; / e sento il fango originario in me). Però, però: lo spettacolo sarebbe riuscito altrettanto bene (forse meglio) anche se l’impianto scenico fosse stato montato sul palcoscenico e il pubblico (magari un po’ più di venti persone) fosse stato seduto in platea. E poi, davvero, da Ares Tavolazzi ci si aspettava qualcosa di più. Dopotutto, qualcosa di cui scusarsi c’era davvero.

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