Pubblicato da: miclischi | 19 marzo 2009

Caleidoscopio 1 – La morte e la fanciulla

caleodoscopio-1Caleidoscopio [ca-lei-do-scò-pio] Dall’ingl. kaleidoscope, comp. del gr. kalós ‘bello’, êidos ‘figura’ e skopêin ‘guardare’ s. m. – 1. apparecchio costituito da un tubo cilindrico che ha sul fondo due dischetti trasparenti che racchiudono dei frammenti mobili di vetro colorato; questi, riflettendosi in un gioco di specchi angolari disposti lungo il cilindro, vi producono infinite combinazioni di immagini e di colori, osservabili da un foro che si apre sul fondo opposto del cilindro. 2. (fig.) rapido susseguirsi di persone o cose varie e multicolori. (Garzanti linguistica)

Una nuova rubrica sul nostro blog: argomenti sfaccettati come i frammenti colorati di un caleidoscopio: basta un piccolo movimento e cambiano la prospettiva, la sensazione, l’emozione.

La morte e la fanciulla

matthias-claudiusIn principio fu una poesia di Matthias Claudius (1740 – 1815), breve dialogo fra la giovinetta e la Morte che viene a prendersela(…Su, coraggio! / Non sono cattiva. / Dolcemente dormirai / fra le mie braccia!). Due anni dopo la morte del poeta, Franz Schubertmusicò il testo per una delle sue tante “canzoni” ” (Gerald More and Christa Ludwig sono da non perdere ) e poi, nel 1824, riprese i temi della canzone, e sviluppandoli e arricchendoli compose uno dei più straordinari quartetti per archi mai scritti. In questo suggestivo video il secondo movimento – che riprende il tema iniziale della canzone – è eseguito dalQuartetto Alban Berg.  schubert1Gli appassionati del nostro paese sono affezionati alla classica (e stupenda) interpretazione del Quartetto Italiano , ma anche i giovani del quartetto austricaco “Minetti” sembrano promettenti (qui un video dall’audio scadente, ma abbastanza convincente. Per chi volesse approfondire, qui c’è una bella analisi descrittiva del quartetto, fatta dal violinista Uto Ughi.

Una poesia ha ispirato una canzone, una canzone ha ispirato un quartetto, l’ispirazione non si è fermata lì. Ora, l‘omonimo romanzo del 1947 di Gladys Mitchell  non c’entra, perché trae ispirazione da un lavoro teatrale di T.S. Eliot (tutto sommato “morte” e “fanciulla” sono parole abbastanza comuni). Né ci ha molto a che vedere il sempre omonimo romanzo di P. N. Elrod (storie di vampiri…).
C’entra invece, e come, il lavoro di Schubert, con il lavoro teatrale di Ariel Dorfman.  Collaboratore di Salvador Allende, Dorfman scampò casualmente al bombardamento della Moneda dell’11 settembre 1973 e da allora si è diviso fra le sue due patrie: il Cile e gli USA. Il suo (omonimo!) lavoro teatrale non è al momento reperibile su IBS, si vedrà di trovarlo in qualche modo. Qui c’è un testo (in inglese) dell’autore che illustra la genesi del suo lavoro.
weaverIn compenso è molto reperibile il film (omonimo!) di Roman Polanski del 1995 tratto dal testo di Dorfman. Teatralissimo, con pochissime concessioni a ciò che si svolge al di fuori si una stanza, è interpretato da una straordinaria – nella sua spietata aridità – Sigourney Weaver. C’è anche Gandhi, sì, insomma, Ben Kingsley, e anche il fratello di Oliviero Toscani, ma scompaiono accanto al dramma della protagonista. Sorvoliamo su un altroomonimo film per la TV (di Laura Taler, Canada, 2003), non perché non meriti, ma perché non si riesce a saperne molto (se non che è una trasposizione in film dei pochi versi di Claudius con musica di Schubert). Ritorniamo invece al film di Polansky (e al lavoro di Dorfman): qui la musica di Schubert compare come sottofondo (rievocato nella memoria di Paulina Escobar) delle torture e delle violenze perpetrate nelle carceri della dittatura di Pinochet. Come accedde con il Beethoven di Arancia Meccanica, la musica non è più bella, ricca, emozionante: diventa solo tremenda, rivoltante, orribile. Dopo aver visto questo film, il quartetto di Schubert non è più lo stesso. Ma intanto abbiamo scoperto un sacco di cose, e soprattutto, l’universo Dorfman, tutto da esplorare.
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Responses

  1. […] Per la cronaca: il primo post caleidoscopico è qui. […]

  2. […] la cronaca 4: Di Ariel Dorfman si era parlato tempo fa qui, a proposito del suo lavoro teatrale La morte e la fanciulla, da cui fu tratto l’omonimo film […]

  3. […] la cronaca 5: Nei due caleidoscopi precedenti si ragionava di La morte e la fanciulla e della Fotografia secondo Geoff […]

  4. L’ha ribloggato su Aithne.

  5. […] La morte e la fanciulla […]


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