Pubblicato da: miclischi | 12 febbraio 2009

Odio coniugale

yates

Fulvio Bianconi (1915-1996) era amico di Bruno Munari (http://www.fulviobianconi.com/). Pittore, grafico, artista del vetro, fece anche diverse copertine per i tascabili Garzanti , fra cui questa. Bruttina, ma il libro del 1961 fu pubblicato in Italia nel 1966 (da Garzanti su licenza temporanea di Bompiani), e forse a quei tempi ci poteva anche stare. Oggi si è appropriata dei libri di Richard Yates la casa editrice Minimum Fax. Peccato che – suppongo sulla scia del successo cinematografico – per questo romanzo sia stato usato il titolo originale, Revolutionary Road, mentre quello della vecchia edizione Garzanti (come del resto l’ottima traduzione di Adriana dell’Orto) era straordinariamente efficace. Meno male che nella nuova edizione è stata mantenuta la vecchia traduzione del 1964, anche se “arricchita di nuovi contributi”. Nato nel 1926 e morto nel 1992,Richard Yates non fu mai un autore di grande successo. Condannato a essere un “minore del ‘900”, ha pubblicato pochi libri; eppure, aveva una sua schiera di ammiratori anche decenni prima che ridiventasse improvvisamente noto grazie a Leonardo Di Caprio. Un bell’articolo di Christopher Tayler sul Telegraph gli rende giustizia recensendo la biografia dello scrittore, uscita anni addietro edisponibile anche da noi in inglese. Una frase fra tutte: “era noto fra gli scrittori principalmente per non essere famoso come avrebbe dovuto”.

Il film. Gli spettatori della fila davanti alla fine si chiedono “ti è piaciuto?” e si rispondono laconicamente “no”. Non so se questo film piaccia soprattutto a chi conosce il libro, e ne verifica la straordinaria aderenza al testo. E’ un film fatto soprattutto di dialoghi, quasi una pièce teatrale, e la trasposizione dal testo originale è fedelissima. Forse questo film non piace perché è arido e spietato; non concede nulla alla spettacolarità (non sembra quasi neanche un film americano) e si concentra solo sulla tensione fra le persone. Una tensione, come sintetizzava straordinariamente il titolo della Garzanti, scaturita dal tentativo non riuscito di emergere dal conformismo, di vivere un’altra vita. Una tensione che, spinta all’estremo, sfocia in odio incontrollato. Forse, in questo nuovo secolo in cui l’omologazione si fa religione di massa, questa tensione non esiste più, e se esiste si preferisce non parlarne – men che meno in un film con Leonardo Di Caprio!

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Responses

  1. […] prodotto derivato. Si ragionava un po’ di tempo fa di questo argomento a proposito del film Revolutionary road e del libro di Richard Yates dal quale era stato […]

  2. […] del 1962. Questi undici racconti vennero pubblicati solo un anno dopo il moderato successo di Revolutionary Road; ma questo secondo sforzo letterario produsse un quasi inequivocabile fiasco (come racconta […]


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